Torna all'archivio principale

Pillole Azzurre

 

Si tratta di 25 epigrammi sul Siracusa calcio di ieri e di oggi raccolti in un opuscolo tascabile. Due chicche fotografiche sulla stagione dell'ultima Serie D (quella intendiamoci "semi-prò" del 1971) e tanti ironici e mai nostalgici ricordi del passato azzurro, anzi collegati al presente, attraverso la simpatica idea del calendarietto dell'attuale stagione, quasi a dare una ulteriore spinta di legittimità al Siracusa di oggi. Leoni anch'essi che faticosamente, ma non meno eroicamente di quelli passati, stanno lottando per tornare in terza serie. La serie C, spesso stazione di ferma obbligata e disprezzata dalla tifoseria, ma storica e costante categoria calcistica di appartenenza per la squadra della città. Pubblichiamo, grazie al permesso dell'autore Lorenzo Gallitto, l'intera raccolta sia degli epigrammi che dell'introduzione e delle foto. Buona lettura!

Andrea


P I L L O L E A Z Z U R R E


"N° 25 epigrammi sul Siracusa di ieri e oggi"

a cura di "Log"

Pillole azzurre è una raccolta di articoli scritti per il Giornale di Sicilia - Edizione di Siracusa - da Log, in occasione della gare di campionato dell'U. S. Siracusa Calcio nella stagione 2002-2003.

Numero unico - 8 giugno 2003.



Napoli, 6 giugno 1971 - Stadio del Vomero - Spareggio n. 2 tra Siracusa e Cantieri Navali per la promozione in serie C: il gol dell'1-1 di Sebastiano Schiavo allo scadere del secondo tempo supplementare, su calcio di punizione;

 



Siracusa, 7 giugno 1971 - Stazione ferroviaria: tifosi azzurri in attesa della squadra da Napoli.

 

Mistic football

L'idea delle "Pillole azzurre" nasce nella redazione siracusana del Giornale di Sicilia all'inizio del campionato 2002/2003 come un vero e proprio scherzo. Quella particolare situazione di eccitazione che tutti avvertivamo tra gli "addetti ai lavori", tra i tifosi più o meno illustri, era qualcosa che aveva a che fare con ciò che spiegavamo solo con un incontenibile "fame" di calcio della città. Qualcosa di estremamente positivo, una tensione ed un'aspettativa che conoscevamo perfettamente per averla già vissuta in quella straordinaria (ed amara) stagione che portò il Siracusa ormai tanti anni fa nientemeno che a giocarsi i playoff per la serie B e che non vivevamo da allora. Insomma, una bella sensazione che nei giorni di vigilia di questo campionato decidemmo di sostenere con un "farmaco" adatto, la "Pillola azzurra", con un esplicito riferimento alla molecola che ha regalato una nuova gioventù a tanti e che, guardacaso, è dello stesso colore delle maglie dei nostri. Un "sostegno" da pubblicare sulle pagine sportive del Giornale di Sicilia ogni domenica accanto alle cronache firmate dal nostro cronista sportivo, il decano Franco Antonuccio.
A confezionare i brevi epigrammi che adesso abbiamo raccolto in questo volumetto abbiamo chiamato Log, sigla-pseudonimo di vago sapore trigonometrico che nasconde il nome di Lorenzo Gallitto, giornalista, collaboratore di vecchissima data del Giornale di Sicilia. Un collega col quale abbiamo intensamente vissuto il "periodo d'oro" di Sonzogni, condividendo in quei giorni fantastici aspettative, gioie, delusioni ed amarezze. Lorenzo, peraltro, contribuì in maniera sostanziale alla realizzazione di numeri unici prodotti dal fotografo Aldo Palazzolo e pure destinati ad essere distribuiti al campo. Pubblicazioni ispirate allo stesso modo di essere tifosi del Siracusa che rappresenta il filo rosso che lega questi brevissimi articoli.
Crediamo sia piuttosto diffusa (e non potrebbe essere altrimenti!!) un'idea quasi mistica del calcio, sostenuta dalla convinzione che non sia soltanto semplice e banale metafora della vita. Ma che dietro a ciascun evento di quei novanta minuti ci sia un disegno tracciato da un dito divino. Da spettatore sulle gradinate, ma dotato di indispensabile e notevole spirito di osservazione giornalistica, Log ha raccontato, testimone tra i testimoni, questi veri e propri miracoli, protagonisti i giocatori azzurri in campo, ma anche i tifosi che, la domenica, partecipano ad un vero e proprio rito di fede. Così, tra i tanti episodi di queste venticinque "pillole", quella "pezzata" tirata da Vastiano Schiavo al Vomero che ha dato il pareggio allo scadere sui Cantieri Navali il 6 giugno del '71 non è stato un caso; così come quella monetina che subito dopo ha regalato la C al Siracusa è stata in qualche modo "pilotata". Da chi ? Se lo spiega uno dei personaggi di Log, un La Mesa che partì da Siracusa in Vespa per assistere a quella partita: "Sì, sì, Santa Lucia fu, Santa Lucia!"

Angelo Fallico

Queste Pillole...

sono nate dopo la vittoria sul Cantieri Navali nello spareggio di Napoli, il 6 giugno del 1971. All'ultimo aggiornamento, a 5 minuti dalla fine del secondo tempo supplementare, eravamo ancora sotto per 1 a 0…
Fu come trovarsi in un tunnel buio ed avanzare lo stesso, confidando in un'uscita perché altrimenti tutto sarebbe stato inaccettabile. Perciò l'uscita apparve davvero. C'era una luce così abbagliante che se ne udì lo squillo. Al telefono mio cugino, trafelato: "Abbiamo vinto, abbiamo vinto!… "
A Napoli era successo ciò che avevo osato sperare: il pareggio all'ultimo istante, poi la magica monetina.
Dopo ho sofferto ancora per il Leone, ma non più nel modo cieco e disarmato di quel pomeriggio. Ho creduto che non potesse esserci altro di più nel calcio; così senza saperlo ho iniziato ad ironizzare, a riflettere e soprattutto ad accettare. Accettare qualsiasi risultato del Siracusa.
Ha covato in segreto quest'umore una trentina di campionati, poi è venuto fuori in 25 "brevi".
La denominazione "pillole azzurre" si deve ad Angelo Fallico. A lui, geniale sostenitore di questi miei piccoli articoli, come alla redazione di Siracusa del Giornale di Sicilia, esprimo un sincero ringraziamento. Infine una doppia dedica: a mia madre, per avermi fatto nascere in una stanza con vista sullo stadio, ed a mio padre, che mi ci ha subito portato.

Log

log@ciaoweb.it


Ma picchì, 'u Catania chi javi squattra?…
KANT, Critica del giudizio


(1)

16 marzo 2003 Marsala 2000 - Siracusa (2-3)


Il grande Cavarra

Li hanno inventati in Australia per allenare i portieri. Occhiali speciali che oscurano il pallone, così sviluppi l'intuito sulle traiettorie…
A Luigi Cavarra, numero 12 azzurro degli anni '80, simili cose non servivano di certo. Lo dimostrò in un'amichevole col Catania iniziata in ritardo, e giocata per 20 minuti in "notturna".
Noi in C2, loro in B. A metà ripresa, dopo una rasoiata-gol di Giovanni Grande, arriva fatale anche la sera. Un sogno, praticamente: vinciamo 1 a 0 il derby, manca poco alla fine e ci stanno pure le stelline in cielo…
Nel finale la rabbia etnea, ma la sfera non si vede più. In difesa annaspiamo sulla fiducia. Pedrinho supera in slalom quattro dei nostri e resta solo davanti alla porta… Che abbia pure palla al piede?
Batman Cavarra non vede ma "sente" che è così, s'agita, esce dai pali, corre, s'avventa e… SPATATATAPOFF, con tutto il corpo ribatte via la bomba cieca del brasiliano!
E dalla Gotham City del De Simone, a quel rumore di miracolo, si levò alto, scrosciante e liberatorio un lungo applauso. Sempre sulla fiducia.


(2)

1° dicembre 2002 Corigliano - Siracusa (0-3)

Amuleti

Brutto affare la scaramanzia. Devi sempre far qualcosa per non restarne schiavo.
Io, per esempio, facevo finta di niente con quel cappellino del Club Azzurro avuto in regalo alla prevendita. Nelle partite in casa l'ho "distrattamente" portato con me per il sole, e poi lasciato "distrattamente" in testa dal primo all'ultimo minuto di gioco… Trucco geniale fu: tutte vittorie per noi!
Il problema domenica scorsa contro il Milazzo: causa febbrone niente stadio… Che faccio, mi chiedo, lo metto lo stesso anche in casa quel cappellino oppure no? E se sì, come metterlo "distrattamente", visto che mi sto già ponendo il dilemma?
Sentirsi scemi a 40 anni è certo peggio che a 20. Non vi dico della decisione presa su quel copricapo… Annuncio solo che dopo lo 0-0 col Milazzo ho deciso di chiudere con gli amuleti. Oggi, ad esempio, che i leoncelli sono fuori, niente patemi davanti al televideo. Andrò a spasso per Ortigia…Visto il tempo, distrattamente, porterò il mio impermeabile azzurro.


(3)


28 dicembre 2002 turno di riposo

Il vero Siracusa

Il vero, autentico Siracusa calcio? Ma è solo quello esistito dal 1924 al 1995, è ovvio! Non c'è altra squadra in città...
A crederci sono rimasti forse in venti, ma per me è lo stesso un peccato perderli. Sono quei tifosi che dopo decenni di fedele militanza azzurra oggi disertano lo stadio, e con disprezzo puntualizzano l'origine del nuovo club: Marcozzi.
A quei puristi del leoncello dico che l'identità d'una squadra non la fanno certo il nome, i dirigenti o il gagliardetto, ma solo l'insieme dei tifosi. Solo quello dura nel tempo.
E' quel milione di teste che dal 1924 a domenica scorsa ha accompagnato con gli occhi ogni discesa, passaggio, o autogol degli azzurri. Un'unica, metastorica comunità di trepidazione, superiore e precedente ad ogni dirigenza e squadra esistite nel corso degli anni.
E di questo Siracusa ideale, che noi tutti applaudiamo ogni domenica al 90', ne fanno anche parte -gli piaccia o no- quei venti compagni azzurri che sbagliano.


(4)


5 gennaio 2003 Savoia - Siracusa (1-0)

Qualano

Chi dice Savoia dice Qualano… Qualano credo Antonio, da Torre Annunziata, attaccante; con noi nelle stagioni '76-'77 e '77-'78.
Lo ricordo fortissimo di testa, ma nel senso dei capelli. Scendevano lucidi e avvolgenti come un mantello nero su quel corpicino da zorro nevrotico in cerca di prima occupazione nel calcio.
Poteva sbagliare gol Qualano, ma non il fissaggio. Dal primo minuto fino al recupero mai un ciuffo, un filo fuori posto. Così anche i baffi: puro mogano. Una volta, però, corse il rischio di spettinarsi seriamente…
Il portiere s'allunga a sinistra e blocca sulla linea, restando in piedi inarcato sul fianco, a mostrare che la sfera non è in gol. Qualano, casualmente sul posto per motivi di lavoro, si ritrova il pallone proprio sopra la mezza scrima, fastidioso come un lampadario basso, ed agisce d'istinto. Muove la testa, con rabbia, e tocca la palla, che diviene saponetta tra le mani a brioche del portiere: la palla lotta, sguscia e cade in gol! Vincemmo 1 a 0.
Per i maligni Qualano diede quella testata solo per schiacciare un ciuffo ribelle. Tutte illazioni, perché sennò avrebbe usato la lacca che teneva in panchina.


(5)

27 aprile 2003 Siracusa - Vittoria (1-0)


Solo Catania

Il mio vero derby è solo con loro, col Catania. Coi cugini c'è sempre un'arsura calcistica, qualcosa che ti fa rifiutare a priori una banale ics. Preferirei perderci, insomma, piuttosto che pareggiare senza osare di farne scempio.
Ecco il problema del leone con l'elefante: farne scempio. Come nella disfatta in casa del 1979. Noi fulgidi, in testa ed imbattuti; loro in crisi e col nuovo mister in panchina. Un appuntamento con la Storia doveva essere, e l'ansia dell'impresa ci divorò.
Al calcio d'inizio palla indietro a Crippa, quindi appoggio dritto al portiere Ferioli. Una linea di fifa lunga 35 metri. Perdemmo 1-0 per rimpallo su uno a caso dei gemelli Piga. Fu come il crollo di un'Atlantide azzurra davanti a mezzo erutto dell'Etna. Ricordo che restai afflosciato in gradinata a rantolare nel lutto sotto le beffe esagitate dei catanesi dalla curva.
Prima di spirare ebbi pure un'allucinazione: che quella sconfitta coi cugini, tanto brutale e immensa, avesse qualcosa di bello e di giusto. Quanto basta per apprezzare pure una banale ics.


(6)

22 dicembre 2002 Siracusa - Nuova Vibonese (2-0)

Maglie

"Un cono di colore bianco s'aprì repentino dal nulla, squarciando quella distesa rossa che sconvolgeva i nostri occhi..."
Ricordo una maglia del Siracusa fatta proprio così, modello Terrore su Venere. Era la stagione 1980-'81, e retrocedemmo in C2...
Saranno sciocchezze, ma forse è vero che ad ogni maglia corrisponde una destinazione, un livello di sorte diverso.
Contro il Catania, per esempio. Dopo aver sfoggiato tutto l'azzurro (ed il rosso!) possibile, fu grazie ad una casacca verde "speranza comunale" che vincemmo 4 a 1 al Cibali, il 17 marzo 1991.
Ancora di giorno 17 (giugno 1979), un colpo di genio. Completino granata-Toro per pomeriggio in casa contro la bianconera Biellese, e coppa Italia in bacheca!
Veniamo al campionato in corso. Maglie azzurre sì, ma -vi assicuro- c'è qualcosa di strano, che non dico per ovvi motivi. Il modello è certo diverso da Terrore su Venere, ma adesso spero sia uguale la destinazione.


(7)


23 marzo 2003 Siracusa - Comprensorio Stabia (3-2)

Reperibile sempre

Se solo m'avesse chiamato un mister in tutti questi anni… Qualunque ruolo: difesa, riserva, altoparlante, che m'importa, pur di giocare, anzi di essere nel Siracusa. Sarei rimasto a casa con la divisa azzurra sotto il pigiama, in attesa della telefonata.
Ma la verità è che tutti i tifosi tengono la divisa sotto sotto.
Fateci caso, in ogni loro gesto o pensiero risiede la consapevolezza minima d'una possibilità teorica: quella di dover giocare. Non è solo la patetica speranza di entrare in campo con la squadra; c'è anche l'insopprimibile senso di prolungarsi nei suoi atti.
Nel basket Usa lo chiamano body-english: quando il cestista "aggiusta" col corpo la traiettoria della palla appena lanciata a canestro…
Ecco, noi tifosi siamo i giocatori stessi, siamo nei loro movimenti, li rifacciamo in animo dagli spalti.
Un esercito scimmiottante di eterni riservisti intimamente in divisa. Ed in attesa che il mister telefoni.


(8)

19 gennaio 2003 Trapani - Siracusa (3-1)


Tifosi (1)

Un salto nel vuoto, un atto di fede: è la strada della trasferta, fatta di lacrime e gloria, ma soprattutto sacrifici. Di tifosi azzurri ce ne trovi sempre tanti.
Nel primo spareggio contro il Cantieri Navali, il 30 maggio 1971, circa 10 mila i siracusani a Messina. Giunsero in auto, pullman, treno e nave. Finì 0-0 e per loro anche un dopopartita allo smog, causa maxi ingorgo all'uscita dal "Celeste". Appena sette giorni dopo, altra sfacchinata nel nome del Leone, addirittura al Vomero. Stavolta sono solo 2.500 i cuori azzurri, però si vince e sarà binario-party a Napoli Centrale.
Nel giugno del 1995, per i play-off contro l'Avellino, "De Simone" dichiarato inagibile e via crucis fino al "Granillo" di Reggio Calabria. I nostri si presentano almeno in 4 mila. Li gela uno striscione degli irpini: "Benvenuti in Italia". Vincemmo 2 a 1.
L'impresa più eroica è però quella d'un singolo: Pietro 'u foddi, un vero Livingstone con la busta di plastica. Nella primavera del 1974, su una Vespa, forse truccata, affrontò in solitudine la trasferta di Salerno. Partì sabato mattina, vide gli azzurri perdere 1-0 al "Vestuti" e fu a casa il lunedì. Altro che mercoledì da leoni.


(9)

8 dicembre 2002 Siracusa - Lentini (2-1)

Fitzcarraldo Bozzi

Anche il nome è una rovesciata, e probabilmente avrà giocato al calcio solo per questo: in rovesciata fare gol.
Stanislao Bozzi aveva come un tarlo dentro. Per questo i compagni spedivano palloni alti in quel discrimine tra il karate ed il fosbury dove passava la carriera.
Fino a quel pomeriggio della stagione '74-'75, in casa contro la Reggina, gli era andata sempre storta...
Poi quella palla che arriva giusta: dritta e alta. E Stanislao, poco fuori area sul centro-sinistra, che decolla. Bicicletta-collo pieno…
Quel gol parve il replay di se stesso, in quella perfezione miticamente già vista, oppure solo immaginata, per compensazione, ad ogni precedente tentativo fallito.
Bozzi volò verso il prolungamento della tribuna e poi venne davanti alla gradinata. Lo ricordo ancora ansimante, con le mani sui fianchi, e col pubblico che continua ad applaudirlo in piedi dopo la ripresa del gioco.
Stanislao Fitzcarraldo Bozzi: doveva costrure un gol monumentale nell'Amazzonia calcistica della Terza serie. Ci riuscì.


(10)

2 febbraio 2003 Belpasso - Siracusa (0-6)
dopo i disordini con la Cavese

Che cosa

Avete presente quello che è piovuto in campo sabato l'altro? Se ne potrebbe fare una mostra d'arte contemporanea: oggetti che perdono la normale funzione d'uso e diventano qualcos'altro.
E' bastato il gesto creativo e liberatorio di trenta artisti da stadio, e quegli oggetti, lanciati in volo nell'oblio del senso, hanno smesso di essere "qualche cosa", per cominciare semplicemente… ad essere.
Alla fine, sull'erba, non vedevi più bottiglie di plastica, scala, candelotti fumogeni, pezzi di cesso, scarpa sinistra e segmenti di balaustra più ombrello, ma cose nella loro cosità, materia allo stato puro.
Artisti geniali quei lanciatori! Meriterebbero di stare in mostra anche loro, a brillare assieme alle loro opere… Anzi, di fare con esse un tutto unico, indistinto ed omogeneo. Un vero monumento alla cosa inutile, nel quale ogni oggetto, dopo il trauma del distacco, potesse finalmente ricongiungersi al rispettivo artefice. E per questa seconda mostra avrei pronto anche un titolo: "Così lontano, così vicino".


(11)

6 aprile 2003 Siracusa - Corigliano (3-0)


Mayer

Il suo non era un cognome, era una marca tedesca: Mayer. Qualcosa d'assoluto valore, eppure facilmente disponibile sul mercato del calcio.
Arrivò dal Matera nell'estate '72 e fu come avere in giardino il Partenone. Qualunque altro libero azzurro venuto dopo, o prima, ha dovuto subire un finto paragone con Danilo Mayer: quanto lontano, o lontanissimo, dalla sua classe?
Giocò più di cento gare per noi in serie C, con quella falcata grave e gigante che faceva dell'area azzurra una patria inviolabile, e induceva nei tifosi la sensazione del compiersi, in tempo reale, di un vero e proprio splendore calcistico.
Lo splendore della sua carriera Mayer lo ebbe solo lasciando Siracusa, nonostante le nostre proteste. Ricordo quando trionfò imbarazzato qui col Lecce 4 a 1…
Il dispiacere di vederlo con quell'improbabile maglia a strisce giallorosse fu certo inferiore al sollievo di non aver sottratto un monumento al calcio d'alto livello. Quell'anno stesso Mayer conquistò la serie B, subito dopo volò in A.


(12)


15 dicembre 2002 Vittoria - Siracusa (0-0)


Non interruptus

Provate ad immaginare: la rete della vittoria, in pieno finale, annullata senza un motivo; e l'urlo del gol che vi si strozza in gola...
Esiste dolore più atroce nel calcio? Ramon Turone direbbe di no, ma l'ex romanista non era con me allo stadio domenica scorsa. Si sarebbe certo ricreduto; un dolore più atroce esiste eccome.
E' quando non ti accorgi della decisione arbitrale. E gioisci fino in fondo, forsennatamente, alla Tardelli. E dopo, solo dopo, quando esausto riporti gli occhi sul campo, capisci.
Sono rimasto da solo a fare festa, domenica scorsa. Al momento del gol (annullato) di Del Vecchio, sono rimasto da solo ad impazzire in gradinata, mentre gli altri 1.300 già da un pezzo avevano smesso.
Ecco il dolore più atroce nel calcio: scoprire solo alla fine che non è vero niente, sentendosi pure minchioni ma solo un po'.
Poi lo sconosciuto che avevo scamiciato durante l'esultanza ha cominciato a sorridere in segreto. Così ho capito che il dolore nel calcio può essere infinito.


(13)


23 febbraio 2003 Siracusa - Delianuova (3-0)
sul neutro in erba sintetica di Capo D'Orlando

Tromba d'aria

In questa settimana d'erba sintetica e giuste traiettorie, m'è tornato spesso agli occhi quel gol di somma casualità del campionato '79-'80, "segnato" da Leonardo Bitetto al Montevarchi.
Forse stordito da vento e freddo, l'angelico mediano azzurro calciò da centrocampo come fosse stato in ferie in mezzo all'erba: 30 metri e più di gioia in ripida salita verticale!
Pareva persa nella perturbazione quella palla esilarata, quand'ecco che ricade, planando e sibilando come una bomba di Totò.
A terra il portiere ospite rincula agitato. Prima alza il naso, poi solleva il braccino, infine si tuffa tutto in rete… Non cercò neppure di parare. L'impressione fu che volesse giusto accarezzare quel prodigio meteorologico.
Bitetto, a centrocampo, festeggiò senza gioire, mentre il portiere, soddisfatto del tocco, scalciò via la palla dalla porta. Risultato al 90': 1-0 per noi, con sospetta presenza d'una morale finale (forse: è sempre il calcio a giocare l'uomo, mai il contrario) portata dal vento.


(14)

16 febbraio 2003 Orlandina - Siracusa (0-1)

Sportivissimo

Si chiamava Sportivissimo ed usciva dopo le cronache imparziali del lunedì. Testata in rosso fuoco, otto facciate, tutto e solo sul Siracusa. Era la voce di parte più autorevole e necessaria dopo ogni gara.
Anche se perdevamo 21 a 0, il titolo in prima pagina faceva più o meno così: "Iella e orgasmo contro il Siracusa / E domenica sotto a chi tocca!".
All'interno, dopo la cronaca "vera" dei novanta minuti, con pagelle ed umori segreti di spogliatoio, c'era la spy-rubrica "Un'occhiata nelle file del prossimo avversario", ed infine la pagina delle indiscrezioni e delle possibilità di mercato per una squadra azzurra sempre più forte. Immancabile, poi, la foto frontale di Labrocca a figura intera che calcia d'effetto d'interno destro…
Sportivissimo era il mio giornale preferito. Sempre puntualmente esatto nell'interpretare l'urgenza estrema dei tifosi, la speranza e la paura di chi aspettava qualcosa (cosa?) da ogni partita. Lo aprivi e sentivi l'odore di sigarette in gradinata. Quel giornalino del martedì era il nostro mare. Messo per iscritto.


(15)


13 aprile 2003 Lentini - Siracusa (2-1)

Geometria sacra

Mi sfuggono anno, partita e risultato. Di quella domenica, forse degli anni '80, ho negli occhi solo un secchio azzurro ed il pallone.
Premetto che i palloni allora erano appena più grandi degli attuali. E che fuori dalla panchina ciascuna squadra teneva un secchio colmo d'acqua miracolosa.
Il fatto. C'è il pallone che cade dal cielo, anzi picchia giù deciso. Un'azione personale e consapevole direi, l'atto estremo d'un melone kamikaze. Quel pallone infatti -pazzesco- centra di precisione il secchio d'acqua!
Pubblico incredulo più che divertito; poi un lungo "ooh" dalla tribuna, colpita dagli schizzi ma più dalla visione: una sfera a pentagoni neri ed esagoni bianchi incastrata al millimetro nel secchio azzurro. Come l'uovo nel portauovo, o il tizio di Leonardo dentro al cerchio. Qualcosa di perfetto, armonico, assoluto…
Da allora non credo più al caso nel calcio. Anzi sospetto una relazione magica tra le sue cose. E che fabbricanti di palloni e di secchi, periodicamente, si riuniscano in segreto.


(16)


9 marzo 2003 Siracusa - Vigor Lamezia (0-1)
sul neutro di Milazzo

Tizio, Caio e Labellarte

Se ogni nome del calcio nasconde un senso, allora la bussola azzurra sarà a dir poco impazzita con certi nostri leoni.
Intendo di quei giocatori col cognome "strano", che ti fa riflettere; ma pure pensi che figura ci facciamo fuori casa. Ogni tot anni ne arriva almeno uno, e pure se dopo t'affezioni, ringrazi il dio del calcio perché in certe categorie non vanno i nomi sulle maglie.
Nell'enigmistica della memoria tifosa arrivano da sé, come certe strofe di canzoni che credevi rinnegate: Polverino, Passafiume, Labellarte, Cucurnia, Santolamazza, Dal Balcon, Pesalovo, Guardavaccaro, Squicciarini, Zizzariello, Abbandonato II…
Uno di loro, coppa Italia 1975-'76, fece pure l'eroe. Con l'Acireale eravamo 2-0 sotto dopo il primo tempo. Entrò nella ripresa, mise a segno una tripletta e vincemmo 3-2: Mangiapane.
Ricordo che trovai pure un senso alla circostanza, ma certo oggi non lo trovo più, tanto doveva essere contorto.


(17)


9 febbraio 2003 Siracusa - Rossanese (1-1)
sul neutro di Comiso

Neu(t)ro

Siracusa-Giulianova sul neutro di Lentini, campionato di C1 1980-81... Vincemmo 1 a 0, ma a ripensarci fu penoso lo stesso.
Se c'è iattura vera nel calcio, questa è giocare in campo neutro. Oltre che la squadra, anzi di più, deprime noi tifosi. Ma non per il viaggio extra. Quanto per quel senso scomodo e inquietante d'estraneità rispetto all'ambiente.
A parte il tifo indigeno muto e contrario, urta la mancanza delle cose che fanno casa. Giri gli occhi a destra e non trovi quell'albero gigante mezzo potato, e dietro, più in alto, la biancheria appesa nel palazzone di viale Teocrito… E non c'è neppure lo spazio tra la tribuna e la (ex) curva, dove posare la mente quando la palla va fuori.
No, il campo neutro non è spazio tuo, non è un territorio da difendere fino in fondo. Questione di stimoli, ma non ci trovi la stessa forza, e perfino la sconfitta brucia meno che in casa. Ecco la vera condanna del campo neutro: ci stai dentro e sei più fuori che in trasferta.


(18)


12 gennaio 2003 Siracusa - Pro Favara (4-2)
Busetta per Alacqua

Il mister

Scegliere il tecnico per una società di calcio è come sposarsi: si fa una scelta di vita, si decide il futuro. Ed anche se i contratti sono a termine, moralmente ogni mister è per sempre.
Per questo appena vedi che non può durare, che viene meno quella prospettiva d'eternità, come tra coniugi ci si lascia.
Il funambolico Parretti e Bruno Pesaola furono però una coppia aperta. Il Petisso infatti, si vide poco a Siracusa. Secondo qualche spiritoso il contratto stabiliva che dovesse allenare la squadra per telefono da Napoli e poi farsi vedere allo stadio la domenica.
Li ricordo applauditissimi, lui ed il suo impermeabile bianco, avviarsi in panchina. Un film di 90' col Petisso nella parte di se stesso fumatore… Poi a fine gara, come un Bogart "demoralisato", via in aereo verso il nulla.
Pare che Parretti l'avesse preso solo per placare col gran nome la folla in tumulto.
Dopo una decina di gare il Petisso non tornò più per il week-end. "Non potevamo continuare a vederci così", disse Parretti.


(19)

17 novembre 2002 Comprensorio Stabia - Siracusa (1-1)

A casa

Succedeva sempre di domenica: come un'ansia strana al mattino, che nel pomeriggio si trasformava in senso di vuoto. Oggi, che è tutto passato, l'Ambrogio interiore mi sorride con tenerezza. Ho fatto quello che diceva lui: ho ripreso col Siracusa. Dopo 7 anni.
C'è voluta la scritta "campionato di calcio di serie D" sui manifesti perché il gomitolo azzurro che tengo al posto del cervello si rispiegasse, perché l'imprinting di quelle domeniche della stagione 1970-'71 tornasse maternamente ad indicarmi la strada verso casa.
Come oggi, anche allora giocavamo in serie D, ed anche allora gli avversari avevano nomi inquietanti: Nissa, Cantieri Navali, Folgore, Akragas ...
Sarà un caso, ma anche domenica scorsa contro il Marsala 2000 (e non ditemi che è un nome da sonnolenza), dopo il vantaggio dei leoncelli, come allora la partita ha offerto di sé un senso strano e contraddittorio: di legittimità della rimonta avversaria ma pure, contemporaneamente, come d'una superiore esattezza della nostra vittoria… E come allora, anche domenica scorsa tutto è parso compiersi in funzione d'una superiore necessità molto azzurra. Era da questo Siracusa di serie D che dovevo ricominciare.


(20)

24 novembre 2002 Siracusa - Milazzo (0-0)

Leoni

Che fine ha fatto il leone leone? Quello vero, con la criniera irrecuperabile da dopo-shampo, spudoratamente copiatoci dalla Metro-Goldwin-Meyer, che annunciava chissà quale spettacolo dei nostri azzurri?… Andava bene per tutte le occasioni: imprese epiche, farse o drammi. Fino a circa dieci anni fa ha campeggiato splendido sul gagliardetto ufficiale, poi: paf!… scomparso.
Al suo posto, sul sacro azzurro-savoia chiaro hanno piazzato -chi è stato?- una testa leonina stilizzata; fredda, distante, numismatica.
Arancione l'hanno fatta, pure! Sta di profilo, come nello stemma del Brescia, e sembra che sussurri, con tanto di erre moscia: "Orsù, azzurri, approntiamo un attacco…"
Restituite il tifoso siracusano a se stesso, per favore. Rimettete il leone leone; quello vero, che ti guarda negli occhi feroce e indolente, e non si capisce bene se ruggisca o stia ruttando il pranzo domenicale. E metteteci sopra pure un fumetto: "Oou… passa 'ssa palla…".


(21)


1° marzo 2003 Castrovillari - Siracusa (1-0)

Il quadro storto

Giusto la domenica del 13 dicembre 1970 il portiere del Cantieri Navali Franco Morana parò un rigore come non ho più visto fare nel calcio.
Fu qui a Siracusa, e contro un vero specialista dagli undici metri, il nostro Pippo Vegna.
Come spiegò dopo negli spogliatoi (ricevendo 5 mila lire di premio personale del suo mister), Morana sapeva bene come calciava i rigori Vegna: basso e a sinistra, e sapeva anche che Vegna sapeva che lui sapeva…
Così, quando l'azzurro posò la palla sul dischetto, Morana si decentrò sulla propria destra. Appena un paio di passi, ma tanto bastò a far sentire in obbligo Vegna di puntare sul lato sguarnito. Il portiere rossoblu si tuffò a colpo sicuro: respinta corta, e poi chiusura ermetica sui piedi dello stesso Vegna.
Ancora oggi vedo la sagoma nera del portiere Morana messa spostata dentro un rettangolo. E' il mio quadro appeso storto: l'aggiusto ma ritorna sempre come prima.


(22)


25 gennaio 2003 Siracusa - Cavese (0-2 a tavolino)
in diretta su Raisat
sospesa per disordini ed esonerato Busetta

Candid camera

Secondo alcuni i luoghi per noi abituali, visti in tv, darebbero di sé un'immagine inedita e allo stesso tempo più vera; come se ci restituissero quelle stesse emozioni che vi abbiamo trasmesso dentro nel corso degli anni.
Forse per questo quando vedo lo stadio in tv ho un sobbalzo. Cosa di un attimo, però succede sempre. Ad esempio quando inquadrano alcuni punti insignificanti del terreno di gioco…
Invece della partita rivedo Sperotto che galoppa solitario verso la porta, lì a sinistra, per il suo primo gol in azzurro. E dalla parte opposta, in area, a meno d'un metro dal dischetto del rigore, Ballarin in caduta che beffa il portiere Reali. Poi un primo piano del sottopassaggio, ed ecco spuntare capitan Degl'Innocenti a disagio coi fiori. Breve panoramica verso il campo di gioco, fino alla porta vicina, e trovo in posa, sorridente, il mio dolore -è ancora tutto lì- per il gol di Piga a Ferioli.
Dura un attimo l'interferenza. Come quando, per strada, ti vedi all'improvviso riflesso nelle vetrine: quella faccia che subito non riconosci e ti dà il brivido perché è la tua.


(23)


30 marzo 2003 Milazzo - Siracusa (2-0)

La pista verde

A 9 anni pensavo che tutti i campi di calcio fossero come il nostro: in terra battuta. Così, quando vidi per la prima volta il manto erboso al Vittorio Emanuele, fu una specie di incanto.
Era la seconda giornata di andata della serie C 1971-'72. Affrontavamo l'Avellino, anch'esso in verde, e nel primo tempo molta gente neppure seguì il gioco, tanto era distratta, anzi impegnata da quel lussureggiante tavolo da serie A.
Verso metà ripresa, però, il centravanti azzurro Giannantonio Sperotto ebbe palla, e partì in contropiede solitario. Galoppò accanito e col piacere di farlo su quell'erba nuova fino in area, inseguito inutilmente da un avversario…
Poi resta largo sulla destra, inchioda il portiere sul primo palo, e fa gol in diagonale all'angolo opposto!
Uno sprint di freddezza e felicità, che valse la vittoria ma soprattutto battezzò di senso quella distesa d'erba prima incomprensibile: una rampa di lancio, tutta verde, puntata verso le braccia aperte del dio del calcio.


(24)

11 maggio 2003 Siracusa - Savoia (0-0)

Tifosi (2)

A 6 minuti dalla fine del secondo tempo supplementare, quando il Cantieri Navali segnò l'1-0, ogni tifoso azzurro desiderò essere qualcun altro. Lui invece, semplicemente, lo volle. E la sua mente, la sua anima mutarono per davvero.
Ritoccò pure la patente durante la metamorfosi: autista certo, ma di missili per l'oblio, per scappare il più lontano possibile da quel maledetto spareggio di Napoli. E con ancora 4 minuti da giocare lasciò lo stadio, montò a bordo e decollò.
In quell'orbita di fuga dal reale adesso tutto procedeva bene per… Yuri Gagarin. Era una notte serena quel 6 giugno 1971. La luna sembrava più vicina ed i comandi sulla plancia rilucevano come mai. Clic, guardò la radio: che strano notiziario da Baikonur, pensò…
"…E ora lo sport: pareggia all'ultimo istante il Siracusa al Vomero, poi la monetina gli dà la serie C!…"
La notizia fermò il cuore, strozzò la gola, sfocò la vista; le mani persero contatto; tutto il corpo cominciò a vibrare… E vibrò pure quel suo Sputnik azzurrino!
"Tu-ri-ga-ga-rin..." lesse ad alta voce dalla patente l'infermiera del Traumatologico di Catanzaro. Yuri aprì gli occhi, contuso e felice: "Sebbastiano, preco. Chi si fici 'u camion?…".


(25)

4 maggio 2003 Nuova Vibonese - Siracusa (1-2)


Vero miracolo?

L'aria di play off mi riporta al mistero di Vastiano Schiavo. Ci fu o no il miracolo quel 6 giugno 1971?
All'ultimo istante dell'ultimo tempo supplementare dell'ultimo spareggio valido per la serie C, Vastiano avrebbe salvato il Siracusa dall'abisso.
Quando ormai tutti davano per certa la debacle, con una punizione-bomba di rara precisione Schiavo pareggiò all'1-0 del Cantieri Navali.
Come fu possibile quel gol al millimetro se Bulldozer Vastiano, certo giocatore leale, generoso ed instancabile, aveva piedi sensibili come cingoli arrugginiti?
L'analisi delle immagini, con la palla ormai ferma alle spalle del portiere Morana, mostra quest'ultima come se... respirasse: espansa e contratta a fotogrammi alterni, in una sorta d'affanno post incubo.
Ciò lascerebbe supporre che, per evitare il traumatico calcio di Schiavo, un attimo prima dell'impatto quel pallone abbia preso vita, si sia animato e sia schizzato in avanti, per andare pure a centrare la porta da solo. Dunque non ci fu alcun vero miracolo.

L'autore: Lorenzo Gallitto